Oggi in Spagna, domani in Italia?

Ieri è durata solo qualche ora l’euforia dei mercati per il salvataggio europeo delle banche spagnole. Dopo un’apertura brillante sull’onda dell’annuncio dei 100 miliardi di euro a disposizione di Madrid per ricapitalizzare il settore bancario, gli investitori hanno iniziato a interrogarsi sull’ingegneria del bailout e le ripercussioni sugli altri paesi in difficoltà, a cominciare dall’Italia. Leggi Salvare le banche senza riformarle non basta
11 GIU 12
Ultimo aggiornamento: 23:08 | 7 AGO 20
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Ieri è durata solo qualche ora l’euforia dei mercati per il salvataggio europeo delle banche spagnole. Dopo un’apertura brillante sull’onda dell’annuncio dei 100 miliardi di euro a disposizione di Madrid per ricapitalizzare il settore bancario, gli investitori hanno iniziato a interrogarsi sull’ingegneria del bailout e le ripercussioni sugli altri paesi in difficoltà, a cominciare dall’Italia. Attorno alle 13 Chris Adams, giornalista del Financial Times, commentava così su Twitter: “I rendimenti dei bond italiani superano ora il 6 per cento. Quanto fanno dunque 100 miliardi? Circa cinque ore”. D’altronde, malgrado l’annuncio di sabato, gran parte dei dettagli del prestito alla Spagna restano da definire. Ma le conseguenze politiche si fanno già sentire in Grecia dove, a sei giorni da elezioni che potrebbero determinare l’uscita di Atene dalla zona euro, diversi partiti chiedono le stesse condizioni vantaggiose del bailout concesso alla Spagna. Nel frattempo, in previsione del voto greco, anche Cipro ha annunciato l’intenzione di chiedere un salvataggio. Risultato: le principali Borse europee hanno chiuso in calo, con Milano come fanalino di coda (meno 2,79 per cento) trascinata giù dai titoli bancari, mentre gli spread di Bonos e Btp sui Bund tedeschi sono volati a quota 520 e 473 e i rendimenti di Spagna e Italia – sopra il 6 e il 6,5 per cento – sono più alti di venerdì.
Fonti della Commissione assicurano che il salvataggio della Spagna “avrà benefici anche per l’Italia”. Tra gli analisti, invece, c’è consenso sul fatto che i riflettori dei mercati ora si concentreranno sulla situazione finanziaria e politica italiana. Gli economisti di Citigroup, guidati da Jürgen Michels, si aspettano “un’ulteriore escalation della crisi” e credono che “probabilmente a un certo punto l’Italia necessiterà di aiuto esterno”. Ma al quarto salvataggio nella zona euro, le risorse dei Fondi salva stati si stanno riducendo. “Se l’Italia avrà un problema con l’accesso ai mercati perché gli investitori perdono fiducia – ha spiegato Thomas Mayer, economista di Deutsche Bank – ciò potrebbe porre una minaccia potenzialmente letale all’Unione monetaria europea”.
Come ha osservato criticamente Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph, “l’Italia deve garantire il 22 per cento dei fondi del bailout, anche se non riesce a finanziare se stessa a tassi sostenibili”. In più, lo strumento scelto per il prestito alla Spagna rischia di aggravare i problemi italiani: se gli aiuti arriveranno dal Fondo permanente chiamato Esm, ci saranno meno oneri per i paesi contribuenti ma più difficoltà nel rientro in caso di default; se invece saranno concessi dal Fondo europeo di stabilità finanziaria – l’Efsf, il Fondo temporaneo – l’Italia dovrà sborsare una ventina di miliardi per aiutare le banche spagnole, probabilmente a un tasso inferiore di quello a cui si finanzia sui mercati. L’Eurogruppo non ha ancora le idee chiare su quale dei due Fondi salva stati utilizzare. Inoltre: il fondo Efsf può intervenire subito, ma la Finlandia è già pronta a chiedere garanzie collaterali alla Spagna in cambio del via libera agli aiuti. Il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) entrerà in funzione soltanto a luglio. Berlino predilige l’ipotesi del ricorso al fondo Esm che però fa dubitare i mercati perché beneficia dello status di “creditore privilegiato” sugli altri investitori. In questo modo, in caso di un eventuale fallimento (anche “controllato” come in Grecia), i creditori privati sarebbero (forse) rimborsati solo dopo l’Esm. Senza contare che la Commissione Ue ha fatto sapere che il salvataggio inciderà in qualche modo sullo stock di debito spagnolo. Conseguenza: i rendimenti dei bonos sono schizzati verso l’alto e alcuni temono che il prestito per ricapitalizzare le banche porterà a un salvataggio della Spagna intera e non delle sole banche.
C’è però almeno un aspetto positivo che gli analisti hanno sottolineato: Bruxelles ha accelerato la corsa al bailout spagnolo per il timore di una fuga bancaria in Grecia, Spagna e Italia all’indomani del voto greco, e così per una volta l’Eurogruppo ha evitato le mezze misure e gli accordi all’ultimo minuto, scegliendo di giocare d’anticipo e annunciare una cifra – i 100 miliardi – tale da impressionare i mercati. Il problema, tutt’al più, potrebbero essere le condizioni light che Madrid ha strappato agli altri stati membri. Il primo ministro Mariano Rajoy si sarebbe battuto fino all’ultimo momento per non essere “commissariato” come la Grecia o l’Irlanda, tanto da inviare – secondo il quotidiano El Mundo – un colorito sms al suo ministro dell’Economia in trattativa sabato pomeriggio con gli omologhi europei: “Resisti, siamo la quarta economia dell’Eurozona, non l’Uganda”. L’esempio spagnolo indurrà i paesi già salvati a rinegoziare i programmi di aiuti?